Alla ricerca della felicità

Iniziamo l’anno con un post positivo o almeno che possa diventarlo per coloro che hanno messo tra i propositi del 2017 quello di riafferrare la propria vita e diventarne padroni. Sì, perché non è così semplice essere indipendenti, non parlo solo a livello economico.

Questo post, che nasce da una conversazione su whatsapp con una mia amica pendolare, parla dei condizionamenti e delle pressioni esterne, delle persone (spesso e volentieri proprio noi stessi) che ci chiudono in gabbia.

Questa gabbia si chiama: “aspettative”.

Ma procediamo per gradi: il primo step è capire cos’è la felicità. Un po’ come guidare la macchina, essere felici è una specie di predisposizione naturale. E chi sono i migliori guidatori? Quelli che non ricevono pressioni esterne, ma che vengono incoraggiati e supportati con pazienza anche durante i primi errori e soprattutto i migliori guidatori sono quelli che fanno tanta pratica.

Esatto. La pratica. Anche per essere felici c’è bisogno di pratica, non è un dono che scende dal cielo e stop, si è felici. La felicità bisogna saperla riconoscere e soprattutto bisogna saperla gestire.

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Sempre per rimanere in tema metafore, la felicità è come una grossa vincita al superenalotto: mica tutti sanno che farsene di 1 milione di euro ricevuti così improvvisamente! C’è chi li dissipa subito, chi li investe in cose/persone sbagliate, chi ha paura e non ne gode i frutti.

Nella vita reale vale lo stesso: stanno tutti lì a dire si guida così o colì, devi spendere i soldi così o colì. Tutti sapientoni, da fuori. E nel marasma del “fai questo, fai quello” ci sono persone – io ne sono un esempio – che finiscono per annegare la propria volontà per soddisfare le “aspettative” degli altri. Probabilmente non è debolezza, forse nemmeno insicurezza, può essere un eccesso di fiducia in chi ci circonda, un tentativo per ricevere approvazione e attenzioni (sì, è un brutto difetto) o anche un eccesso di altruismo (tra due opzioni simili scegliamo quella che rende più felice qualcun altro).

Ecco che ci siamo: le “aspettative”. C’è chi passa tanto tempo in questa gabbia involontaria costruita dagli altri e gli altri a volte sono gli amici più stretti, i familiari, il proprio partner. Assurdo ma vero.

Cosa fare allora? Andare contro se stessi. Sì, perché all’inizio sembra di andare contro se stessi perché le opinioni altrui, i giudizi, il loro modo di pensare che facciamo nostro diventano così radicati dentro di noi che pensiamo di volere veramente quella cosa.

Parlo di qualsiasi cosa, dal colore di un vestito mai preso perché tutti dicono che non ti sta bene, al lavoro di cui ti accontenti perché “chissà se trovi di meglio” al “è un bravo ragazzo non buttate tutto all’aria”.

Ho notato che come me in questa fase molte persone dicono “non mi sento più io” oppure “non sono più me stessa”. E’ perfettamente normale se permettiamo agli altri di cancellare i confini della nostra personalità e ridisegnarli come piace a loro!

Conoscersi ed acquistare l’indipendenza è un processo molto lungo, chi non è “portato” in tal senso può metterci del tempo, ma ce la può fare (con le dovute ricadute).

Circondatevi di persone positive, che vi sanno apprezzare per quello che siete che sanno riconoscere i vostri veri pregi!

Passo dopo passo magari realizzerete che essere felici è qualcosa di diverso rispetto a quello che avete sempre pensato!

Buon 2017 pendolari e da pendolari 😉

Ps

rimanendo in tema opinioni non richieste sulle nostre vite e su ogni fatto che accade, facciamoci una risata con ZeroCalcare

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